Riassunto capitolo libro e bang dell'architetto scelto


Riassunto de "Il successo dell'architettura nel mondo:1988-2000" 
tratto da "Architettura e modernità"

Questo capitolo del libro "Architettura e modernità" parte da un importante evento organizzato nel 1988 a New York, la "Mostra del decostruttivismo", curata da Mark Wigley, caratterizzata dal lavoro di sette importanti personalità dell'architettura di tale periodo, a cominciare da Peter Eisenman, e poi Zaha Hadid e Frank Gehry, senza dimenticare Coop Himmelblau, Bernard Tschumi, Daniel Libeskind e Rem Koolhaas; tale mostra si rivelerà avere un ruolo importante nel dibattito architettonico negli anni seguenti, prendendo una nuova direzione "anti-classica" , ovvero cercando di dare un nuovo significato, senza portare all'annullamento, alla norma classica e convenzionale. 
Questo dibattito architettonico ha come sfondo un mondo che cambia radicalmente, con il crollo del Muro di Berlino nel 1989 e dell'Urss due anni più tardi, con il poderoso progresso economico della Cina e dell'estremo Oriente, con l'apertura improvvisa di nuovi mercati e una accelerazione della globalizzazione dell'economia, e con l'evoluzione definitiva della società industriale in una società della "comunicazione e informazione", col settore terziario che diventa il principale settore economico e occupazionale degli Stati più sviluppati e le metropoli del mondo cominciano a "duellare" tra loro per attrarre forza lavoro qualificata, turisti e investimenti. Questa società caratterizzata dallo "scambio" di dati, dalla "interconnessione" degli aspetti economici più disparati influenza anche la progettazione architettonica e urbana: la "zonizzazione" funzionalista viene ormai ritenuta desueta e inadeguata al nuovo mondo e gli architetti di questo periodo portano avanti in architettura le tematiche dell'intreccio della società informatizzata. Innanzitutto occorre citare Daniel Libeskind che, partendo da un retaggio culturale variegato che spazia dalla musica e dall'arte, nonchè dalle diverse culture che lo formano (è un americano di origine polacco-ebraica), lavora su un diverso modo di trattare la linea dello spazio, <...schizzando, lacerando, zigzagando in uno spazio nuovo> (pag.346). Steven Holl, americano, si è invece interessato del "fenomeno" dell'architettura, dando importanza alle esperienze fisiche dirette, fisiche e psicologiche a un tempo; inoltre dà molta importanza alle deformazioni, angoli, campi di risonanza, ogni aspetto  degli spazi aperti e degli edifici che si relazionano tra loro che alla fine compongono l'insieme del progetto.
Interessante è il lavoro dello spagnolo Santiago Calatrava, che porta in direzioni inedite la tradizione dell'ingegneria, dove calcolo e conoscenza tecnica diventano elementi di approfondimento di una vocazione artistica che sta questa volta alla base dell'iter progettuale, rendendo l'ingegneria in "arte della possibilità", concentrando i suoi sforzi creativi e progettuali nel controllare e dominare le tensioni plastiche ed estetiche, ispirate dalla scultura.
Un altro architetto figlio della "multidisciplinarietà" è Rem Koolhaas, olandese, che guarda la realtà urbana come un insieme di  elementi sommatori e additivi da accettare nella sua interezza, senza ricercare regole tipologiche che governino lo sviluppo urbano; il francese Jean Nouvel invece affronta il tema della trasparenza, caricandola di significati nuovi di ambiguità e sorpresa.
Il layering è una tematica architettonica affrontata da Bernard Tschumi, che si occupa nel suo lavoro del dividere un progetto in più "strati", come gli edifici, i percorsi, il verde etc., concepiti autonomamente uno dall'altro e rimontati insieme alla fine. Peter Eisenman si occupa invece del movimento nell'architettura, incentrando il suo lavoro sul blurring, lo "sfocamento", dove il movimento diventa sia ispirazione concettuale che la nuova tecnica con cui organizzare i suoi progetti, e su questo tema innesterà nuove tematiche da applicare il ambito urbanistico, come il folding ("piegatura"), graft ("innesto") e scaling ("riduzione/allargamento), meccanismi progettuali per spezzare la ripetitività usuale della pianificazione dei quartieri residenziali. 
Frank Gehry concepisce i suoi spazi come scene teatrali in constante trasformazione grazie ai volumi che sembrano in "movimento": Gehry è affascinato dal mondo della scultura, che ne influenza il lavoro della sagomatura di masse sinuose e dinamiche che deformano e plasmano la spazio circostante, evidente nell'iconico Museo Guggenheim di Bilbao, dove  il tema architettonico e l'intreccio di corpi dalle traiettorie quasi "autonome", dai volumi che trasmettono una forte sensazione di plasticità e dinamismo, a mo' di scultura.
Tematica importante è anche quella del riuso delle aree dismesse, aree ex-industriali nel cuore di molte città che rappresentano un elemento di degrado urbano ma con forti potenzialità; su questo tema lavora Renzo Piano, che lavora sia sul tema del recupero delle aree dismesse sia sulla riconsiderazione del rapporto architettura-natura, dopo che il massiccio sviluppo industriale ha fortemente inquinato l'ambiente; Piano inoltre lavora molto sulla mixité, tenendo conto che nella società dell'informazione, dove è continuo lo "scambio", "l'interconnessione" dei dati, lo zoning del Funzionalismo è inadatto e va superato, proprio con un sapiente "incastro" delle varie funzioni sociali, dalla residenza al commercio, passando per gli uffici e il tempo libero. Progetto esemplificativo a riguardo è Potsdamer Platz a Berlino: su un'area dismessa perchè per decenni zona di confine tra le due parti di Berlino, con la riunificazione della città questa zona viene ricostruita e Piano progetta un intervento edilizio composto da un 20% di residenze, 50% da uffici e 30% di spazi aperti al pubblico, tra cui un casinò, un teatro e un cinema.Di tale lavoro di Piano ho trovato inoltre interessante il tema della copertura, utilizzata da Piano anche per definire nuovi spazi di relazione pubblici e semi-pubblici, creando nuove spazialità e nuove "connessioni", spaziali e metaforiche, tra volumi pieni e volumi vuoti, spazi aperti  e chiusi, tra spazi pubblici, semi-pubblici e privati. La tematica della copertura come elemento "unificante" di diversi "oggetti" e spazi l'ho ritrovata anche nella sua opera della Fondazione Beyeler a Basilea, dove sotto una copertura piana che suggerirebbe un normale edificio a parallelepipedo, Piano opera sui pieni e sui vuoti e sulle aperture, che rendono i concetti di "interno" ed "esterno" più sfocati e meglio correlati tra loro, e "scava" il parallelepipedo, facendo entrare la natura nell'edificio, con un laghetto che arriva fino alle soglie dell'edificio.
il tema della copertura in un'opera di Renzo Piano che mi ha ispirato (il museo Beyeler a Basilea)

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