Giacomo Balla

La potenza del colore

Giacomo Balla (Torino, 8/7/1871 - Roma, 1/3/1958) fu un artista italiano, esponente di spicco del Futurismo, firmando nel 1910 assieme a Marinetti e gli altri futuristi italiani, i manifesti che sancivano gli aspetti teorici del movimento. Nel 1914 uscì "il manifesto dell'abito anti neutrale" creato poi nel 1915. Balla dichiarò di voler sostituire il vecchio, cupo e soffocante abbigliamento maschile con uno più dinamico e colorato, asimmetrico e colorato, che rompesse con la tradizione e si adeguasse al concetto futurista di modernità e progresso, non solo, doveva far riferimento alla guerra e rendere l'uomo più aggressivo e bellicoso. L'accostamento dei colori era poi studiato per produrre un vivace effetto di simultaneità, che meglio si armonizzava con lo spazio urbano moderno. 

Nell'ottobre del 1918 pubblicò il "Manifesto del colore", dove analizzò il ruolo del colore nella pittura d'avanguardia, dichiarando al suo interno: « Nel groviglio delle tendenze avanguardiste, siano esse semifuturiste, o futuriste, domina il colore. Deve dominare il colore poiché privilegio tipico del genere italiano». Negli anni trenta Balla era divenuto l'artista del fascismo per eccellenza, apprezzatissimo dalla critica, fino a quando nel 1937 Balla scrisse una lettera al giornale "Perseo" con la quale si dichiarava ormai estraneo alle attività futuriste. Da quel momento Balla fu accantonato dalla cultura ufficiale, sino alla rivalutazione nel dopoguerra delle sue opere e di quelle futuriste in genere.
La mia scelta di descrivere brevemente Balla nasce dal suo uso "prorompente" del colore, efficace exemplum del vitalismo che caratterizza i principi del Futurismo, uso del colore che può essere un punto di riferimento anche per la rivalutazione delle periferie contemporanee, come può essere la street art.
(fonti: Wikipedia, Enciclopedia d'arte italiana)
pessimismo e ottimismo, 1923
                                   

ponte della velocità, 1913-1915
                                      
Le frecce della vita, 1926

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